In ricordo di Carlo Bo

Venticinque anni fa, il 21 luglio 2001, Carlo Bo ci lasciava.

Lo ricordiamo con un suo scritto sul dovere cristiano di costruire la pace nel mondo, pubblicato sul “Corriere della sera” il 24 settembre 1981 e ancora oggi attuale.

 

Come si costruisce la pace?

 

Ritorna il discorso sulla pace; in realtà è un discorso perpetuo, ma che trova in occasione di incrementi o di nuove installazioni di armi (nel nostro caso, soltanto nucleari) tutta una serie di appuntamenti obbligati, e qui sta già un primo punto di meditazione. 
La pace dovrebbe essere costruita giorno per giorno e non fatta oggetto di discussioni, o peggio di polemiche, che ne attutiscono il valore e l’importanza.
Direi che è questa la sola raccomandazione del cristianesimo, dal Vangelo fino ai documenti ufficiali della Chiesa e alle appassionate invettive contro la guerra dei don Milani, dei La Pira e di quanti hanno affrontato il tema dal punto di vista spirituale.
Ma come si costruisce la pace? È evidente che dobbiamo partire da noi stessi: non sappiamo che cosa sia lo spirito di pace se prima non abbiamo provveduto a vigilare sui contraccolpi delle nostre passioni, di quanto è generato dalla serie dei nostri interessi, soprattutto se non abbiamo cercato di adeguarci all’idea diretta e pienamente assunta della carità.
Già Pio XII aveva privilegiato la carità sulla giustizia, o meglio l’amore sul regime degli equilibri calcolati e fissati in base a ragioni giuridiche che troppo spesso sposano ancora una volta il principio o certi princìpi della potenza e della forza. Quindi è giusto che si protesti o si invochi la pace – ma pace assoluta e definitiva, e non la pace intesa come intervallo o segno di un nuovo rimando e di una sospensione.
Mounier ha già detto quasi tutto sulla posizione e sui doveri del cristiano a proposito di questo tema capitale che, se ha sempre occupato la storia degli uomini, ora assume dimensioni terribili, catastrofiche. I doveri vanno peraltro individuati nell’ambito della coscienza, nel senso che senza dichiarazioni ufficiali ognuno di noi si trova o finge di non accorgersi di essere in guerra contro gli altri, contro l’altro che noi consideriamo nemico palese o occulto.
Ne consegue questo atteggiamento costante che deriva – non nascondiamocelo – dalla nostra acquiescenza a quelle che sono le regole del mondo e, peggio ancora, dalla certezza che la guerra sia un dato inevitabile della nostra condizione. In effetti lo è, ma lo è fino a quando non sarà rovesciata dai singoli questa deformazione che ha soltanto il compito di esaltare lo spirito del male.
Ma torniamo sulla carità che non sopporta riduzioni né infiltrazioni da parte dell’idea della convenienza o del limite (si può arrivare fino a un certo punto di tolleranza, ma non si può andare oltre), mentre la regola della giustizia non allontana il registro degli equilibri rispettivi (nel nostro caso, di quelli delle due superpotenze) e non risolve.
Beninteso, quando si parla di carità non si intende affatto trascurare le vertiginose discriminazioni, le sopraffazioni. La guerra nasce nel momento in cui uno vuole essere più forte dell’altro, ignorando la famiglia dei poveri, di chi è sempre il primo a pagare col sangue e non soltanto in guerra. La figura dell’arcivescovo Romero è da questo punto di vista emblematica: proprio perché difendeva i diritti elementari della sua gente è stato sacrificato, non a caso ucciso sulla porta della sua chiesa.
A ragionare soltanto per cifre non si esce da un moto insuperabile di fatalismo, e l’Europa che si trova assediata dalle due parti sembra la vittima predestinata, come chi viene penalizzato per colpe che non sono sue o soltanto sue. Nella luce del Vangelo questo stato perenne di guerra risulta essere piuttosto la conseguenza di uno spirito di dimissione da parte di chi si dice cristiano: una rinuncia colpevole e delittuosa. Per questo non basta invocare, gridare, organizzare delle marce o togliere dalla polvere delle nostre coscienze la memoria di uomini come Aldo Capitini, che negli anni della confusione e delle parole in libertà era stato trascurato e dimenticato. Capitini, rifacendosi da laico alla verità cristiana, ha avuto un significato, perché le sue parole erano ammonimenti, ragioni di una partecipazione umana senza calcoli e senza riserve.
Né vale l’altra obiezione di comodo e, cioè, che non bastano i buoni propositi né le belle parole perché il giuoco avviene sopra le nostre teste e chi ha in mano le carte le giuoca come e quando vuole. Di qui la necessità che la vigilanza e l’opposizione non siano fasi di un regime alternato ma costanti, quotidiane, esattamente come l’uso della carità.
Come diceva Mounier, dobbiamo affrontare la malattia che minaccia di annullarci e cancellarci come fa il malato: avere un’anima sana in un corpo sano. «Contro il bellicismo opporre la carità cristiana, contro il pacifismo che serve i disegni della violenza, la vocazione terrestre del cristiano, l’umiltà che è il senso della terra, una pazienza con la storia che è essa stessa l’inesauribile pazienza di Dio.»
Tutti alimentiamo lo spirito di guerra, tutti noi che dimentichiamo il peso e la forza della Croce. Vale a dire, se non saremo disposti a pagare da soli e insieme questo prezzo misterioso, la guerra continuerà sulla strada dei suoi trionfi fatti di violenza, di sangue, di oltraggio alla figura dell’uomo.

 

 

Biografia di Carlo Bo

 

25 gennaio 1911
Carlo Bo nasce a Sestri Levante in una famiglia di giuristi, figlio di Angelo Bo, notaio di Sestri Levante, e di Ada Sanguineti. La madre è di tradizione cattolica, il padre di tradizione liberale-mazziniana. Più tardi sarà antifascista.

1917-1929
Frequenta la scuola elementare a Sestri, poi a Genova il Ginnasio e il Liceo nell’Istituto Arecco dei Padri Gesuiti. Viene attirato alla letteratura dall’insegnamento di Camillo Sbarbaro, per breve tempo insegnante di greco al Liceo. Decide di studiare lettere antiche.

1929-1934
Inizia gli studi di Lettere classiche alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze, ma presto passa dalla letteratura antica alla letteratura moderna, in particolare a quella francese. Conosce Papini, entra nel gruppo della rivista “Il Frontespizio”, composto da Piero Bargellini, Nicola Lisi e Carlo Betocchi, pubblica i primi saggi su “Il Frontespizio” al quale collabora dal 1930 al 1938. Conosce all’Università Renato Poggioli, indirizzato verso la slavistica, Tommaso Landolfi, Leone Traverso, Oreste Macrì, Mario Luzi, Piero Bigongiari, Alessandro Bonsanti e Eugenio Montale che dal 1929 al 1938 è Direttore del Gabinetto Vieusseux. Con loro si incontra regolarmente al Caffè “San Marco”, più tardi al Caffè “Le Giubbe Rosse”, a loro rimane legato per tutta la vita, unito con loro dall’amicizia come anche dal comune impegno per la letteratura europea moderna e contemporanea. Risale a questo periodo anche l’incontro con Elio Vittorini.
Negli stessi anni inizia la sua collaborazione alle maggiori riviste di letteratura e cultura degli anni ’30.

1934
Si laurea in Lettere Moderne con Luigi Foscolo Benedetto con una tesi su Joris-Karl Huysmans e continua a passare molto tempo a Firenze fino al 1943.

1934-1936
Segue un corso di perfezionamento all’Università Cattolica di Milano e sostiene una seconda tesi con Luigi Sorrento su Charles Augustin de Sainte-Beuve.

1935
Jacques Rivière. Morcelliana, Brescia.

1938
L’11 settembre 1938 legge al quinto convegno degli scrittori cattolici nel convento di San Miniato al Monte di Firenze la sua relazione col titolo Letteratura come vita, considerato un testo fondamentale della critica ermetica, pubblicato nello stesso mese su “Il Frontespizio”.

1938
Delle immagini giovanili di Sainte-Beuve. Fratelli Parenti, Firenze.

1938 – 1941
Incaricato di Lingua e letteratura francese e di Lingua e letteratura spagnola nel corso di laurea in Materie letterarie della Facoltà di Magistero dell’Università di Urbino.

1939
Otto Studi (fra altri saggi su D’Annunzio, Boine, Jahier, Serra, Campana, Sbarbaro, Ungaretti, Montale, Quasimodo). Vallecchi, Firenze.

1939
Vince il concorso per la cattedra di Lingua e letteratura francese bandito dall’Istituto Orientale di Napoli e viene chiamato dall’Università di Urbino.

1940
Federico García Lorca: Poesie. Traduzione di Carlo Bo. Guanda, Parma.

1940
Saggi di letteratura francese. Morcelliana, Brescia.

1941
Professore straordinario di Lingua e letteratura francese nel corso di laurea in Materie letterarie della Facoltà di Magistero.

1941
Lirici del Cinquecento. Garzanti, Milano.

1941
Lirici spagnoli. Tradotti da Carlo Bo. Edizioni di Corrente, Milano.

1941
Narratori spagnoli. Raccolta di romanzi e racconti. Dalle origini ai nostri giorni. A cura di Carlo Bo. Bompiani, Milano.

1941
La poesia con Juan Ramón. Edizioni di Rivoluzione, Milano.
Alla fine del 1941 conosce a Milano Marise Ferro.

1942
Della lettura. CEDAM, Padova.

Carlo Bo e Marise Ferro lasciano Milano per sfuggire ai bombardamenti, si rifugiano a Sestri Levante, poi a Rivanazzano, vicino a Voghera, infine a Valbrona, nelle vicinanze del Lago di Como

1943
Bontempelli. CEDAM, Padova.

1944
Nominato ordinario di Lingua e letteratura francese nel corso di laurea in Materie letterarie della Facoltà di Magistero all’Università di Urbino; nel 1947, dopo l’istituzione del corso di laurea in Lingue e letterature straniere alla Facoltà di Magistero, vi si trasferiscono tutti i professori di Lingua e letteratura straniera, precedentemente del corso di laurea in Materie letterarie. Carlo Bo continua anche l’attività di incaricato di Lingua e letteratura spagnola; mantiene i due insegnamenti fino al 1981, anno in cui va fuori ruolo.

Aprile 1944
Finita la guerra si stabilisce a Milano con Marise Ferro (1905 – 1991), precedentemente sposata con Guido Piovene. Si sposeranno nel 1963.

1944
Bilancio del Surrealismo. CEDAM, Padova.

1944
Antologia del Surrealismo. Edizioni di Uomo, Milano.

1945
Diario (aperto e chiuso): 1932-1944. Edizioni di Uomo, Milano.

1945
In margine a un vecchio libro. Bompiani, Milano.

1945
L’assenza, la poesia. Edizioni di Uomo, Milano.

1945
Mallarmé. Rosa e Ballo Editori, Milano.

1945
Poesia e letteratura. Milano.

1946-1954
Collaborazione a “Il Nuovo Corriere”.

1946
Nuovi studi. Prima serie. Vallecchi, Firenze.

1946
Saggi per una letteratura. Con una lunga appendice. Morcelliana, Brescia.

1946
Antologia della poesia francese. Da Baudelaire a Valéry. Argalìa, Urbino.

8 marzo 1947
Viene eletto rettore dell’Università di Urbino. Rieletto senza interruzione, resta in carica fino alla morte nel 2001.
È molto attivo come rettore, sotto la sua guida l’Università di Urbino si amplia di nuove facoltà e di numerosi nuovi corsi e centri di studio e di ricerca, tra i quali il Centro Internazionale di Semiotica e di Linguistica, il Centro Internazionale di Studi sulla Cultura Greca, il Centro Studi per la Storia del Modernismo e l’Istituto di Scienze Religiose.

1948
Carte spagnole. Marzocco, Firenze.

1951
Fonda, insieme a Silvio Baridon, la Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori di Milano che avrà in seguito diverse altre sedi in Italia.

1951
Inchiesta sul neorealismo. A cura di Carlo Bo. ERI, Torino.

1952
Nuova poesia francese. Antologia. Guanda, Parma.

1953
Riflessioni critiche. Sansoni, Firenze.

1954
Antologia dei poeti negri. Traduzione italiana con testi originali a fronte. Prefazione di Carlo Bo.

1956
Si istituisce la Facoltà di Lettere e Filosofia.

26 aprile 1956
La città di Urbino gli conferisce la cittadinanza onoraria.

1956 – febbraio 1963
Collaborazione al quotidiano “La Stampa”.

1957
Scandalo della speranza. Vallecchi, Firenze.

1959
Si istituisce in Ancona la Facoltà fuori sede di Economia e Commercio, nel 19  trasferita ad Urbino.

2 giugno 1960
Il Presidente della Repubblica gli conferisce l’onorificenza di Grande Ufficiale.

16 novembre 1961
È nominato Chevalier de la Légion d’Honneur dal Presidente della Repubblica Francese.

1961 – 1972
Insegna Lingua e letteratura francese fino alla chiusura del corso di laurea in Lingue e letterature straniere all’Università Bocconi.

autunno 1963
Si apre a Urbino il primo anno dei corsi dell’Istituto Superiore di Educazione Fisica (ISEF), dal 19   Facoltà di Scienze Motorie.

marzo 1963 – 2001
Collaborazione al quotidiano “Corriere della Sera”.

1964
L’eredità di Leopardi e altri saggi. (Opere di Carlo Bo, 1) Vallecchi, Firenze.

Gennaio 1966
Si inaugura il Collegio del Colle, il primo dei quattro edifici dei Collegi Universitari, progettati e realizzati dall’architetto Giancarlo De Carlo.

1967
La religione di Serra. Saggi e note di lettura. (Opere di Carlo Bo, 2). Vallecchi, Firenze.

1968
Fonda, con Silvio Baridon, l’Istituto Universitario di Lingue Moderne (IULM), in seguito trasformato nella Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM.

1971
Si istituisce la Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali.

1972 – 1992
Carlo Bo è presidente della giuria del Premio Letterario Basilicata.

1973
Discorsi rettorali. Argalìa, Urbino.

1973
Altre riflessioni critiche. Istituto Statale d’Arte, Urbino.

1976
Aspettando il vento. Introduzione di Mario Luzi. Edizioni L’Astrogallo, Ancona.

1979
Don Mazzolari e altri preti. A cura di R. Colla e G. Mosci. La Locusta, Vicenza.

1980
È nominato presidente del “Comitato Generale Premi” della Fondazione Internazionale Balzan della quale faceva parte già da qualche anno.

1981
Lo stile di Maritain. A cura di G. Galeazzi. La Locusta, Vicenza.

1982
Se tornasse San Francesco. A casa del Duca. Il Nuovo Leopardi 1 e 4. Urbino.

1983
Raffaello, bellezza e verità. Il Nuovo Leropardi 10. Urbino.

1984
Sulle tracce del Dio nascosto. A cura di M. Beck. Mondadori, Milano.

18 luglio 1984
È nominato Senatore a vita dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini.

1985
Solitudine e carità. A cura di G. Mosci. Camunia, Brescia.

1988
Aldo Moro. Delitto di abbandono. Il Nuovo Leopardi 25. Urbino.

26 gennaio 1989
Il Collegio S. Luigi dei Barnabiti di Bologna conferisce a Carlo Bo il titolo di Ex Alunno ad honorem.

1991
Si istituisce la Facoltà di Lingue e letterature straniere e la Facoltà di Sociologia.

1992
Si istituisce la Facoltà di Scienze Politiche e la Facoltà di Scienze Ambientali.

1993
Letteratura come vita. Antologia critica. A cura di S. Pautasso. Prefazione di J. Starobinski. Testimonianza di G. Vigorelli. Rizzoli, Milano. Il volume, egregiamente curato da Sergio Pautasso, contiene una rappresentativa scelta dei saggi critici di Carlo Bo.

1993
Preghiera e poesia. A cura di G. Crinella. Centro Studi Don Giuseppe Riganelli, Fabriano.

1994
Riceve il premio “Nuova Antologia”.

8 giugno 1996
L’Università di Verona gli conferisce la laurea “honoris causa” in Lingue e letterature straniere.

9 maggio 1997
All’Università di Urbino cerimonia in onore del Magnifico Rettore Carlo Bo in occasione del 50° anniversario della sua elezione al Rettorato alla presenza del Presidente della Repubblica Oscar Scalfaro.

1998
Intorno a Serra. Saggi raccolti, annotati e presentati da V. Gueglio. Greco & Greco Editori, Milano.

23 marzo 2001
Per i 90 anni la Città di Sestri Levante conferisce a Carlo Bo la cittadinanza onoraria.

24 marzo 2001
Per i 90 anni la Città di Genova conferisce a Carlo Bo la cittadinanza onoraria.

21 luglio 2001
Muore a Genova dopo una caduta nella sua casa di Sestri Levante.
È seppellito nel cimitero di Sestri Levante, sua città natale.

2001
Città dell’anima. Scritti sulle Marche e i marchigiani 1937-2000. A cura di U. Vogt. La Banca delle Marche/il lavoro editoriale, Ancona.